- Amontillado - |
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I risultati del nostro sopralluogo |
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Cosa succede dentro la misteriosa area 51? Quale inquietante segreto si nasconde al di là di quel recinto fittamente sorvegliato che da decenni ispira le congetture più disparate da parte di giornalisti e misterologi di ogni dove? Noi di Amontillado abbiamo deciso di vederci chiaro. Ci siamo recati sul posto, esattamente nel DreamLand , in quella zona del deserto del Nevada che per anni è rimasta invisibile perfino alle più dettagliate carte geografiche, per condurre l'indagine direttamente, coi nostri lucidi occhi. Attorno all'area 51 sorge un villaggio di nome Groomround. E lì che decidiamo di raccogliere informazioni, anche perché, avvicinandosi a meno di cento metri dal presidio militare, si viene accolti da una assai poco cortese scarica di pallottole. Non è facile intervistare gli indigeni. E' gente estremamente zotica e ignorante. Non gli si può tirar fuori il discorso dell'area 51, che subito si inginocchiano per farsi rapidi segni della croce al contrario; quindi ti sputano in faccia un bel "fuck off", con tanto di dito medio eretto, e alla fine se ne vanno tutti adirati. L'unico a mostrare pallidi segni di civiltà è un vecchio cowboy, che gusta una birra stando coi piedi poggiati sul tavolino di un sedicente bar. Inaspettatamente ci rivolge la parola. Ci dice di avere incontrato anche altri agenti dell'Fbi, molto più bravi di noi nel fingersi turisti europei. Vuole cento dollari per parlare. Noi gli diamo cinque euro, spiegandogli che all'attuale cambio col dollaro sono l'equivalente della somma che ci ha chiesto. Ci crede all'istante. Finisce di scolare il boccale di birra, onorandolo con un sonoro rutto, e subito dopo racconta di essere stato nell'esercito, e di aver lavorato nell'area 51 come sentinella presso uno dei quattro ingressi principali. Il che gli ha permesso di scoprire il vero segreto del luogo. Tutto sarebbe cominciato con uno strano fenomeno di sparizioni di oggetti. Da diverse settimane, infatti, tutte le volte che portava con sé al lavoro un numero di "Playboy", finiva in qualche maniera per smarrirlo. Cercava dappertutto, senza riuscire a ritrovarlo. Se chiedeva in giro, nessuno sapeva niente, ma delle volte gli pareva che i suoi superiori gli stessero nascondendo qualcosa. Che stessero collaudando il teletrasporto? E se sì, perché non si trovavano altri oggetti per i loro sporchi esperimenti? Una sera, sul tardi, aveva deciso che era ora di scoprire chi o che cosa gli rubava da sotto il naso le sue riviste. E grazie a una furtiva perlustrazione nella parte più interna dell'area, finiva per scoperchiare l'inghippo. Ebbene, stando alle rivelazioni del nostro uomo, quelle degli esperimenti su alieni e dischi volanti non sarebbero state altro che inutili attività di facciata, portate avanti con lo scopo di distogliere l'attenzione dal vero fulcro delle operazioni: un grande deposito posto al centro dell'area, nel quale si troverebbe l'unica collezione al mondo veramente completa di riviste "Playboy", dal primo all'ultimo numero, corredata da biografie di Playmate e filmini privati della Playboy Mansion. Il nostro delatore giura di aver visto perfino la mitica numero 2, col paginone centrale dedicato a Kimberly Maracanàs, la negletta playmate succeduta alla Marilyn nazionale. "Non mi ero mai trovato davanti a una tale quantità di culi e di tette", afferma. Quali progetti dunque si celano dietro quei culi e quelle tette? Il racconto del cowboy si ferma su questo dilemma.
E saremmo tornati con un pugno di mosche in mano e cinque euro di meno in tasca, se il barista, che fino ad allora aveva seguito in silenzio da dietro al bancone il racconto del cowboy, non avesse richiamato la nostra attenzione, mostrandoci la foto di una bella sgnacchera seminuda a bordo di una motocicletta. "Sapete chi è questa?" ci chiede. Non abbiamo dubbi: "Pamela Anderson!" gli rispondiamo all'unisono. E lui:"Errore. Si chiama C1C44788". "Per una playmate è un nome anche più stronzo della sfortunata Kimberly Maracanàs" pensiamo all'unisono. Ma ciò che il barista ci racconta subito dopo disperde le nostre perplessità. C1C444788 non è che un umanoide dalle fattezze perfettamente uguali a Pamela Anderson. L'unica differenza fra le due è che l'umanoide sarebbe anche in grado di esprimere frasi di senso compiuto, quali "Do you want to kiss me?" (n.d.r. "che ne dici di baciarmi?"), oppure "I wonna fuck you!" (n.d.r. "…ehm…"). La foto è stata scattata un anno prima, quando era riuscito ad infiltrarsi nell'area 51 travestito da cactus. Per fornire ulteriori notizie, il barista ci chiede seicentocinquanta euro. "Non sono mica allocco come quell'ubriacone", ci tiene a precisare. Non avendo grana in tasca lo mandiamo a "fuck off", e forti della nostra piccola parte di verità, ci dirigiamo direttamente al Pentagono, dove riusciamo a farci ricevere dal generale Murray, servendoci della minaccia di far cadere il governo a forza di rivelazioni infami. Quando entriamo nella sua stanza, Murray è sprofondato nella poltrona direzionale, intento a visionare il paginone centrale di Playboy in senso longitudinale. Appena si accorge della nostra presenza, affonda goffamente la rivista sotto la scrivania. "Non si affanni!" gli diciamo, "tanto sappiamo tutto dell'area 51. Le conviene sputare il rospo, finché è in tempo". Il generale è costretto a capitolare. Ma prima di vuotare il sacco, chiede la garanzia che le sue rivelazioni vengano riportate solo su una rivista pseudoscientifica, e che nel seguito abbia la possibilità di smentire tutto. Gli diciamo di non preoccuparsi, perché in Italia Amontillado come inaffidabilità è seconda solo a Cecchi Paone. Ecco dunque cosa ci racconta. Il deposito pieno di Playboy fungeva da grande database cartaceo per selezionare i modelli in carne e ossa più adatti al progetto top secret dell'area 51. In cosa consisteva questo progetto? Semplice. Costruire dei robot in tutto e per tutto simili agli umani, delle perfette macchine da guerra, da utilizzare in prima linea senza timore di perdere vite umane. "Uno donna nuda davanti al nemico" ci spiega, "ha un effetto assai più euforizzante di un canonico strip eseguito nel campo base. Può trasformare delle potenziali checche in leoni ruggenti. Sull'altro fronte, un culo bianco e sodo che ondeggia tra le macerie può solo confondere le idee al nemico". Il discorso non fa una piega. Salutiamo il generale e lo lasciamo alle sue letture. Ma un dubbio atroce s'insinua sulla via del ritorno. Che fine avrà fatto Kimberly Maracanàs? E soprattutto, come hanno chiamato il suo doppione? | |||||