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A SCUOLA DI CONVERSAZIONE

Corso in tre lezioni per farsi strada tra i salotti - Prima lezione

A cura del prof. Ermenegildo Giacomazzi, ordinario della facoltà di Scienze della Comunicazione all'Università di Padova.


- INTRODUZIONE -

conversazione in pausa pranzoLa comunicazione umana può assumere diverse forme (scritta, gestuale, telepatica, etc.), ma quella di gran lunga più importante di tutte resta sempre il linguaggio parlato.
Esso rappresenta un canale privilegiato per esprimere pensieri e sentimenti, di certo il più usato nella nostra vita; sicché diventa fondamentale, persino ai nostri tempi così profondamente segnati dal diffondersi di e.mail ed sms, possedere sufficienti capacità di reggere una conversazione.
Dalle nostre abilità di parlatori dipendono in massima parte gli esiti di ogni sfida professionale e affettiva che la vita ci presenta: che si tratti del classico colloquio di lavoro, o di una serata in compagnia di gente di riguardo su cui vogliamo far colpo, o di una cena romantica con la squittinzia di turno che intendiamo spupazzarci, ciò che viene in risalto è la qualità del nostro eloquio, insieme a tutte le altre doti che ne fanno da contorno: cultura, inventiva, acume, timbro vocale, la giusta dose di ironia.
Il presente corso di conversazione rappresenta una buona occasione per chi intende ottimizzare la proprie qualità e diventare un leone dei salotti.


- CENNI STORICI -

Fin dall'antichità, le tecniche di conversazione, come disciplina organica del sapere umanistico, hanno rivestito un ruolo fondamentale nell'insegnamento scolastico. Nella Roma imperiale la "conversatio" soppiantò per molti secoli la classica "retorica", anche per effetto delle rivolte studentesche avvenute fra il 168 e 172 d. C., che auspicavano programmi d'insegnamento più al passo coi tempi.
Erodoto, storico della Grecia antica, riferisce che l'imperatore persiano Dario aveva una specie di fissazione per la buona conversazione, tanto che nel corso degli annosi conflitti coi Greci aveva preso l'abitudine d'invitare nella sua tenda generali dell'esercito e ufficiali di cavalleria per intrattenere con loro piacevoli chiacchierate davanti a una tisana alle erbe. Pare che l'imperatore, di tanto in tanto, commettesse delle gaffe, e che in tali circostanze non esitasse a ordinare la morte di tutti i presenti.
In età medievale e contemporanea, l'arte della conversazione, in accordo col tramonto delle altre discipline liberali, subì un progressivo declino, e fu assorbita interamente dal galateo, tant'è che anche Baldassarre Castiglione, nel suo "Cortegiano", aveva dedicato alla vecchia disciplina solo la descrizione di una semplice ma sempre efficace strategia del catenaccio: "In ogni convivio è d'uopo favellar men che si puote, affin di proferir lo minor numero di baggianate".
La crisi proseguì fino alla fine dell'Ottocento. Durante il Romanticismo, la polemica contro il classicismo investì anche i salotti della buona borghesia, sicché non era raro trovarvi giovani scrittori dai capelli lunghi che sedevano sulle poltrone in modo scomposto, rivolgendosi alle nobildonne in tono sguaiato e commettendo intenzionalmente gravi errori di grammatica e di sintassi.
Solo grazie a isolate personalità del Novecento dallo spiccato carisma mondano, la vecchia scuola greco-latina ha potuto riacquisire a tratti, se non nella teoria quanto meno nella pratica, il vecchio fulgore.
ritratto fotografico del vateTra i più degni di nota, in quest'epoca, è senza dubbio da annoverare Gabriele D'Annunzio, le cui doti salottiere, passate alla storia ancor più che quelle letterarie, non erano solo il frutto di una estemporanea genialità, ma anche di ore e ore di duro esercizio.
Pare infatti che la governante-concubina del Vittoriale, al secolo Clementina Ramazzoni, fosse solita sorprendere il sommo Vate davanti allo specchio della camera da letto mentre intavolava frivoli dialoghi con la propria immagine riflessa. E non è tutto. Di recente la figlia di una sua vecchia amante ha deciso di rendere pubblici taluni inediti manoscritti autografi, tra i quali vi è una specie di schema di riferimento fonico, del quale offriamo un piccolo passo:

"tono epico-cavalleresco: racconto di un'avventura galante dinanzi a gentiluomini;
tono basso-suadente: racconto di un'avventura galante dinanzi a dame;
tono didattico-cavernoso: racconto di un'avventura galante dinanzi a fanciulli;
tono guttural-sprezzante: racconto di una barzelletta sporca dinanzi a bifolchi
".


- ELOGIO DELLA BUGIA -

Piaciuto l'excursus storico? Bene. Sappiate che erano tutte fregnacce.
Questo per insegnarvi la prima regola da seguire per diventare conversatori provetti: ciò che paga in quest'arte è spararla quanto più grossa si può.
Se state raccontando una vostra esperienza passata, romanzatela con particolari accattivanti e del tutto inesistenti; se vi esce fuori una frase lapidaria ad effetto, appioppatene pure la paternità a un Foscolo o a un Manzoni qualunque, tanto nessuno conosce l'opera omnia degli scrittori. Ostentare cultura è la prima regola per chi vuol farsi strada fra i salotti.
Se avete una laurea, fate in modo di dichiararlo il prima possibile. Se non l'avete, millantatela pure (se proprio dovete inventare, evitate dottorati poco autorevoli, quali pedagogia o agraria). Chi andrà mai a controllare l'esistenza fisica del vostro diploma? La gente sarà in un modo o nell'altro molto più disposta ad ascoltarvi. Se state mangiando un gelato in compagnia di una persona, e questa getta per strada il tovagliolino di carta, ditele che il suo è un comportamento illegale, e che lo sapete bene in quanto laureato in giurisprudenza.
Naturalmente, qualora il titolo dichiarato sia solo inventato, la tecnica descritta potrebbe comportare dei rischi, e non è raro che in circostanze sfortunate, come ad esempio ritrovandovi faccia a faccia con un inaspettato collega, si vada a incappare nella temuta gaffe, dalla cui china è molto difficile poi risalire. Si possono dover fronteggiare frasi del tipo "che io sappia, non esiste nessuna Storia del Diritto Subacqueo alla facoltà di legge…", oppure "se ci fosse stato un professor De Bernardis al mio corso l'avrei certo saputo…".
In genere, il rischio delle bugie nella conversazione deve essere calcolato, e non sarebbe irragionevole, prima di ogni incontro mondano, qualora fosse possibile, raccogliere dettagliate informazioni su tutti coloro che prevedibilmente ne faranno parte, in special modo riguardo ai titoli di studio e ai corsi universitari seguiti.

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