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A SCUOLA DI CONVERSAZIONE

Corso in tre lezioni per farsi strada tra i salotti - Seconda lezione

A cura del prof. Ermenegildo Giacomazzi, ordinario della facoltà di Scienze della Comunicazione all'Università di Padova.


- L'ANELLO DEBOLE -

caricatura di un nerd
La conversazione è la metafora della vita. Per certi versi rispecchia il modello animale darwiniano. I più forti, i più brillanti, i più ricchi d'idee sono anche i più ascoltati e i più richiesti; i più insignificanti invece sono destinati all'emarginazione, e nei peggiori casi alla derisione e allo scherno.
Il dramma della goffaggine e dell'inettitudine per certi individui può trasformarsi in oro per altri, che grazie a quel dramma disporranno di un buon materiale per dar sfoggio di arguzie e motti di spirito.
In occasione di un qualunque convegno fra voi e altre due o più persone (per un totale dunque di almeno tre partecipanti, voi compresi), la prima cosa da fare è individuare l'anello debole.
Il compito non è affatto difficile. Occhio vitreo, bocca semiaperta, espressione ebete (in rari casi una falda di muco penzolante da una delle cavità nasali fornirà un ulteriore segnale di riconoscimento), l'anello debole resta di solito silenzioso per lunghi periodi di tempo, caratterizzati da distrazioni ripetute e stranianti e da una costante paura di intervenire nella discussione. Solo di tanto in tanto dalla sua bocca escono fuori delle parole, quasi sempre delle solenni, vibranti, monumentali puttanate, seguite da un silenzio più o meno imbarazzato da parte del resto della compagnia, che in genere non dura più di due o tre secondi, il tempo di ripartire da un altro argomento e fare come se niente fosse.
Il secondo passo da affrontare, una volta individuato l'obiettivo, è colpirlo ripetutamente con battute sferzanti o allusioni taglienti, fino a ridurlo allo stremo. Come una tigre che s'avventa sul cucciolo di gnu, affonderete le vostre stoccate con spietata efficienza e rapidità, fino a che una timida lacrima non farà capolino nell'occhio vitreo, e i compresenti non si pisceranno addosso per le risate.
Dopo aver assestato colpo di grazia, e aver ridotto l'anello debole a un oggetto inanimato, privo di qualunque forma di amor proprio, il resto sarà opera degli sciacalli, sicché ogni argomento di discussione buffo o serio si andrà a toccare nel seguito, non potrà non avere come conclusione un giusto riferimento al caduto sul campo, con successiva risata generale:
"Oh, raga', perché non le facciamo conoscere Ugo? Ugo, tu che ne dici, ti piace?"
"Ugo, hai una scarpa slacciata…"
"Ma chi, Ugo? Ah, ah, ah, ah…"
"Ugo? Ma che hai? Non starai mica a piangere vero? Guarda che qui siamo fra amici, stiamo solo scherzando".

Al termine del convegno, un uomo ne uscirà distrutto, ma la sua fine avrà segnato il vostro imperituro successo.


- LA GAFFE -

E' importante che da carnefici non si venga declassati al ruolo di prede. Ostentare sicurezza di sé e padronanza di argomenti spesso può non bastare. Un errore marchiano, una sola frase a sproposito, una sonora corbelleria, seppur proferiti con disinvoltura, possono compromettere seriamente il riconoscimento costruito sopra ore e ore di gagliarde prestazioni salottiere.
Ma cos'è propriamente una gaffe? Vediamone la definizione del dizionario Garzanti:
"s.f. - (fr.; deriv. di gaffer, propr. 'afferrare con la gaffa', quindi, fig., 'commettere una indelicatezza') - azione o espressione inopportuna; cantonata, abbaglio, topica; in altre parole, una grande stronzata: mi dispiace, credo di aver commesso una - ; quel tuo amico fa - una dietro l'altra!; stamani al vertice di Zurigo altra clamorosa - per Silvio Berlusconi".
Le gaffe rappresentano una calamità spiccatamente democratica. Sebbene taluni ne siano soggetti più di altri per propri limiti, per disposizione d'animo o per semplice sfiga, si può senz'altro affermare che nessuno ne sia davvero immune. Il pericolo di pestare una merda è sempre dietro l'angolo, e una costante concentrazione non basta a metterci al riparo da ogni rischio.
Ad ogni modo, come prevenzione, è bene seguire alcune regole base:
1) Mai raccontare barzellette sui ciechi se fra gli astanti vi è un cieco.
2) Mai raccontare barzellette sui sordi a voce alta se fra gli astanti c'è qualcuno che porta un imbuto conficcato nell'orecchio, e che nel corso della conversazione, per più di cinque volte, ha ripetuto: "Eh?!? Come? Cosa hai detto???"
3) Quando si domanda a una donna la sua età, e la risposta supera i quaranta, non chiosare col commento "Ah! complimenti, pensavo di più…".
4) Mai avventurarsi in dissertazioni sulla struttura dell'atomo, se fra coloro che vi ascoltano c'è Carlo Rubia.
Le vere doti di animale da salotto, tuttavia, si misurano quando la frittata è già stata fatta. In tal caso, la cosa più importante, naturalmente, è accorgersi per tempo dell'errore compiuto, in modo da evitarne quanto meno la ripetizione. Una ginocchiata da parte del nostro amico fidato può rivelarsi assai utile.
Preso atto della situazione, non resta che mettere la classica pezza.
Ebbene , come il campione nello sport che si riconosce nei momenti difficili, così l'abile conversatore, dopo una gaffe, deve tirar fuori tutto il suo carico di aplomb, savoir faire e non chalance per svicolare e uscirne indenne. L'obiettivo è di dare il minor peso possibile a quanto appena successo. Si può sdrammatizzare atteggiando un sorriso che esprima levità, magari pronunciando frasi del tipo "ma guarda un po'… come alle volte sappia essere alquanto coglione". Altra tecnica consiste nel cercare di distrarre chi ci ascolta, tirando fuori un nuovo argomento di discussione (es. "Toh! Guardate là, un uccellino che vola!").
In certi casi particolarmente gravi può essere opportuno svignarsela. L'importante è che lo si faccia sempre con eleganza e disinvoltura, dando fondo alla vostra creatività (es. "Cavolo. Mi son ricordato che devo andare a prendere mia figlia dalla palestra"; oppure: "ehm…ho messo la macchina in divieto. Scusate un attimo…vengo subito, eh?!…"). - (P.P.)


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