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A SCUOLA DI CONVERSAZIONECorso in tre lezioni per farsi strada tra i salotti - Terza ed ultima lezioneA cura del prof. Ermenegildo Giacomazzi, ordinario della facoltà di Scienze della Comunicazione all'Università di Padova.
- LESSICO E SINTASSI - A cosa servono inventiva, brio, spigliatezza, se la nostra capacità di articolare un discorso equivale a un giornale ridotto in mille pezzi? Per esprimere un'idea con chiarezza ed efficacia è necessario disporre di una buona padronanza del linguaggio parlato, comprensiva sia di capacità sintattica (organizzazione delle frasi in una struttura compiuta), che di capacità lessicale (bagaglio delle parole conosciute). Non sempre la lettura, come unica forma di allenamento, si rivela utile in questo senso. E' indispensabile l'esercizio a voce alta. Il nastro magnetico rappresenta un ottimo supporto per valutare le nostre deficienze e verificarne i progressi in corso d'opera. Fatevi delle domande, e rispondetevi. Chiedetevi, per esempio, come sono state le ultime vacanze al mare, come si chiama e che carattere ha il vostro amico del cuore, cosa volete fare da grandi, o a chi volete più bene, se a papà o a mammà. E datevi una risposta, il più possibile articolata e argomentata. Tutto questo vi farà sentire dei perfetti imbecilli. Ma non preoccupatevi. Non è detto che non lo siate. Per ampliare il personale vocabolario, è possibile aiutarsi con un vocabolario. Per l'appunto. Non dovrete far altro che imparare ogni giorno a memoria almeno cinque parole, con le relative definizioni, partendo da "Abaco". Con buona approssimazione, entro sessant'anni di tempo potrete sfoggiare una parlantina da fare invidia al più consumato principe del foro, e far uso di tutti quei termini rari che tanto fanno cadere in deliquio le donzelle. Così, potrete dire: "tanti auguri per il tuo genetliaco!", oppure "mi è venuta una metempsicosi qui, proprio qui sullo stomaco…". - I COLLEGAMENTI - La conversazione è soggetta a delle regole non scritte. Una fra queste consiste nel curarsi che ogni argomento si metta sul piatto presenti un seppur minimo legame con il precedente. In realtà esistono degli argomenti pilota, stabiliti dalla consuetudine, che hanno la funzione di aprire una discussione (es. "cosa hai mangiato oggi a pranzo?", oppure "oggi fa più caldo di ieri, voi che dite?"). Ma a parte l'esigenza di rompere il ghiaccio, non ci si può mettere a discettare di punto in bianco sulla "Critica della ragion pura" di Kant nel bel mezzo di una discussione sui costumi dei Boscimani del Kalahari. Ogni conversazione deve essere come una partita a domino, in cui tutti i frammenti che compongono il mosaico costituiscano un continuum. Spesso accade che ci venga in testa una battuta spiritosissima a proposito di un argomento già archiviato da mezz'ora. Potremo essere tentati di recuperarlo con frasi del tipo: "Tornando a quella questione di prima...…". Non fatelo. Sarebbe giudicato oltremodo rozzo. Non per niente si dice "prontezza di spirito". Piuttosto, fate in modo di dirottare viscidamente l'oggetto della conversazione su ciò che voi volete con ingannevoli artifizi e sleali espedienti. D'altra parte, perché perdere ore e ore della propria vita sui libri quando con un buon uso del proprio capitale di furbizia è possibile apparire ugualmente delle persone di elevata cultura? Per fare un esempio, i libri citabili in una conversazione, in realtà, si possono ridurre a una manciata. Se leggete "Siddharta" vi fate due palle così, ma il sacrificio vale il servizio, poiché col Siddarta in saccoccia, anche da solo, siete sicuri di coprire un abbondante 60% di tutte le pagine di letteratura mondiale candidabili alla citazione. Un altro tipico libro da conversazione è "L'interpretazione dei sogni di Freud". Prima o poi si finisce sempre per parlare dei sogni notturni. E' matematico! (rimanga fra noi maschietti: le squittinzie impazziscono per chi si mette a interpretare i loro sogni, specie se ne si dà una chiave virtuosa). - CONCLUSIONE - Con poche regole, dunque, è possibile esaltare le proprie doti salottiere e fare bella figura in una qualunque occasione mondana. Ma non abbiate fretta di mettere in pratica le tecniche appena apprese. Per diventare dei veri leoni da salotto ci vuole molto tempo. Tempo ed esercizio. Se ricevete un invito a prendere il tè a Buckingam Palace dalla Regina d'Inghilterra, inventate pure una scusa, e rimandate la visita al prossimo anno. E' necessario che prima mettiate alla prova le vostre capacità. Per i primi tempi è bene scegliere compagnie poco impegnative, per esempio bambini al di sotto dei sette anni. Se conoscete gli amici del vostro nipotino, invitateli a prendere un gelato con voi al bar sotto casa: può rivelarsi un valido banco di prova. Ma prima documentatevi dettagliatamente su Pokemon. Per i bambini è come il Siddharta degli adulti. Prossima guida pratica: "Da conigli a pornodivi" (come vincere la propria timidezza) - a cura del prof. Gualtiero Pallavicini Trivulzio, in arte Rocco Trapano.
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