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COME DIFENDERSI DALLE MOLESTIE SESSUALI

Corso di autodifesa per le avance da ufficio

Tratto dal libro "Io Jane, tu Cita" a cura della sessuologa e pneumologa Gertrude Steithemburgh

Ritratto giovanile della dottoressa Steithenburgh

L'ufficio è un luogo assai fertile per le fantasie, e gli uomini, si sa, sono dei gran sognatori…

..Ahhaaahh….

Per questo spetta a noi donne difenderci dalle molestie nello spazio di lavoro. Se seguirete con attenzione il seguente decalogo, sarete certe che nessun manigoldo oserà più importunarvi.

- PRIMO PASSO: RICONOSCERE LA MOLESTIA

La prima cosa da fare quando si varca la soglia di un ufficio è avere ben chiara in mente la definizione di molestia.
Qual è il parametro di riferimento per riconoscere le molestie?
Saper rispondere a questa domanda è essenziale per il nostro corso, perché se ci mettessimo a strillare ad ogni pie' sospinto, per esempio quando qualcuno ci dice "buongiorno signorina" oppure "di questa pratica faccia tre fotocopie", finiremmo per essere tacciate di squallido arrivismo, o peggio ancora di isteria sessuofoba, e questo noi non lo vogliamo, vero amiche? Perché è importante che si conservi la femminilità e la sensualità di sempre anche sul posto di lavoro, quel tanto che basta per soddisfare la nostra vanità, e al contempo tenere a bada le voglie animalesche dei maschi, che stremati dalla smania di toccarvi, prima o poi vi chiederanno servilmente la mano, e a quel punto… addio ufficioooo!!!
Ma finché questo non succede, dovrete lottare per il riconoscimento dei vostri diritti. E vi tocca farlo con intelligenza, senza calcare troppo la mano.
Dov'è dunque il limite che separa la molestia da un innocente complimento?

E' difficile stabilirlo a priori. In sostanza, non c'è differenza fra i due termini, essendo entrambi diretti all'ottenimento di un certo oggetto che non pare il caso di citare nel presente corso. Ciò che conta è la forma.

Una prima semplice operazione da compiere per capire le intenzioni altrui potrebbe essere quella di guardarvi allo specchio.
Spesso è sufficiente questo esercizio quotidiano per far passare tutte le paure.
Ma a volte può non bastare.

Per offrirvi un quadro di riferimento sul quale basarvi, ecco alcuni esempi di comportamenti che potremmo definire "leciti":

1) Ti raccontano una barzelletta pulita.
2) Ti raccontano una barzelletta sporca i cui personaggi principali sono due omosessuali.
3) Ti gettano improvvisamente un profilattico sulla scrivania, e la tua qualifica lavorativa è di "collaudatrice di qualità" nella catena di montaggio di una fabbrica di profilattici.
4) Un tuo collega si avvicina a te ancheggiando vistosamente, poi ti prende la mano e ti cinge le spalle, dicendoti: "Tesoro mio, le tue unghie sono orrende! Vieni con me, ché ti porto dalla mia manicure…".

Ecco invece altri tipi di situazione che dovrebbero quanto meno fare insospettire:

1) Il tuo superiore ti promette una promozione o un aumento di stipendio a patto che ti tolga le mutandine.
2) Il tuo collega di stanza, tutte le mattine, appena entrato, ti corre incontro e ti chiede calorosamente "come stai? E' tanto che non ti vedo…" dandoti subito dopo il doppio bacio sulle guance.
3) Una testa sbuca improvvisamente da sotto la tua scrivania.
4) Il tuo collega di stanza ti fissa ininterrottamente per le intere otto ore di lavoro, senza mai prendere un fazzoletto per togliersi il filo di bava che gli cola sulle carte, facendoti perdere ripetutamente la concentrazione.
5) Mentre t'incammini verso la fotocopiatrice, sei oggetto di commenti equivoci o palpeggiamenti sospetti.
6) Ti viene raccontata una barzelletta sporca il cui personaggio principale sei tu.
7) Ti viene raccontata una barzelletta che non capisci, ma a giudicare dal modo sguaiato in cui ridono tutti e dal modo in cui ti guardano, sospetti che nasconda una qualche allusione alla tua sessualità.
8) Il tuo capo ti dice: "Venga, venga, signorina... le mostro la sua nuova collocazione aziendale…" e nel frattempo la sua mano scivola dalla spalla al sedere.

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