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Acconciature per uomo: la riga a un lato


Il segno più lampante del degrado dei tempi è rappresentato dagli attuali modelli di zazzera maschile: nessuno porta più la riga a un lato.
Dov'è finita la vecchia riga a un lato? Per quale motivo è stata così ingloriosamente dimenticata dalle giovani generazioni, e non solo?
Riga al centro, sì; tutti indietro, sì; spettinati, sì; riga a un lato, no. Perché?!?
Relegato a ruolo di espediente obbligato per gli irriducibili del riporto, questa raffinata acconciatura sembra avere ormai esaurito la sua funzione storica.

Nata fra la fine del Settecento e gli inizi dell'Ottocento, in risposta alle esigenze di praticità dettate dall'abbandono graduale delle parrucche, la riga a un lato restò per molti anni fregio esclusivo della classe aristocratica e della ricca borghesia, come segno distintivo del possesso di un pettine, a quei tempi bene di gran lusso.
In seguito alla progressiva distribuzione della ricchezza e soprattutto grazie al diffondersi dell'urbanizzazione, che esaltava al massimo grado il meccanismo dell'emulazione sociale, già negli anni Venti del secolo scorso si assisteva a un vero e proprio fenomeno di massa, favorito anche dall'industria hollywoodiana. Attori come Clark Gable, Gregory Peck, Cary Grant ne sono stati insigni portatori nei decenni del suo massimo fulgore, mentre Cinecittà sfornava giovani lisciati del calibro di Antonio Cifariello o Gianni Garko.
L'evoluzione del taglio di Corrado
Durante la contestazione giovanile, la prima forma di declino. L'allungamento medio dei capelli rendeva difficoltosa l'apertura di un solco sulla tempia, sicché la linea, quando c'era, appariva irregolare, a zig zag, sovente pressoché invisibile.
Ma fu solo negli anni Ottanta, col tetro trionfo della cultura punk e della gelatina, che la riga a un lato cominciò piano piano a sparire. Gli studenti di ogni ordine e grado si presentavano alle lezioni muniti di ogni sorta di bizzarria in testa, e i pochissimi ragazzi che si dimostravano fedeli alla tradizione venivano scherniti, emarginati, spesso anche picchiati.
Il ritorno alla sobrietà degli anni Novanta non ha purtroppo invertito la tendenza ed anzi sembra essersi sviluppata una disaffezione diffusa perfino tra gli uomini di mezza età.

Eppure grandi personaggi del Novecento italiano sono stati fautori della riga a un lato. Corrado Mantoni in primis, sempre fedele alla linea, incontestabile esempio di aplomb presentatoriale; e poi ancora Marcello Mastroianni, Pierpaolo Pasolini, Walter Chiari.

Personalmente, sono fiero di avere la riga a un lato. Mio padre la portava prima di me, e prima di lui mio nonno, e così via per moltissime generazioni.
La riga a un lato è da sempre segno di probità, pulizia, rettitudine, virtù, rispetto per la tradizione, e attaccamento alle istituzioni.
In questi tempi di disordine estetico e morale, non è un caso che lo Stato, prima ancora di veder morire la speranza che la calamità della calvizie risparmi lo scalpo di Alessandro Piccinini, vada piano piano allo sfascio.