Il made in Italy è "cosa nostra".Calogero J.J. Consalvo, dalla Sicilia con onore.
 | | Calogero J.J. Consalvo ritratto per Class |
E' candidato da anni alla copertina di Life. Per la rivista "Times" può considerarsi fra i venti uomini più eleganti del pianeta, ma secondo l'ultima dichiarazione dei redditi è solo al quarantottesimo posto fra i cinquanta più ricchi di New York.
Il suo nome è Calogero J.J. Consalvo, per gli amici "Don".
Ma non dispone unzioni, semmai le incentiva.
La sua concezione dell'economia può sintetizzarsi nel seguente motto: "meno bocche da sfamare, più a buon mercato il pane".
J.J. Consalvo, con la sua efficace politica di "eliminazione" della concorrenza, è il tipico esempio del "made in Italy" da esportazione, e rappresenta ormai un modello per molti imprenditori dell'east coast nordamericana.
La storia di Calogero J.J. è una perfetta parabola del "self made man".
Rimasto orfano a undici anni, si impiega subito dopo nella "PizzoService & Co.", con la semplice qualifica di picciotto, svolgendo mansioni di poco conto, come spingere i bottoni dell'ascensore, portare il caffè ai superiori, riempire di botte gli insolventi. Ma nel giro di pochi anni riesce a conquistare la fiducia del patron (o meglio, del padrìn), e dopo avere ingaggiato una fulminea scalata ai vertici dell'azienda, arriva a toccarne la cupola. Ricopre la carica di vicepresidente della "Pizzoservice" dal 1995 al 2000, anno della morte del patron. Ora il presidente è lui.
La "PizzoService & Co." muove attualmente un fatturato di svariati milioni di dollari e dà occupazione a più di mille dipendenti, investendo in settori strategici dell'economia statunitense, che vanno dalla compravendita di armi, alla prostituzione, al gioco d'azzardo.
"Per me i picciotti sono come dei figli", ci confessa con spiccato accento siciliano Calogero J.J., il quale in materia di flessibilità non teme di manifestare idee controcorrente: "chi decide di far parte della famigghia, ci sta dentro fino alla morte!".
Calogero J.J. è quello che si dice un "uomo di successo", ma ha anche dei valori forti, e non dimentica le sue origini.
Ci racconta di conservare nel cuore il ricordo della sua vera patria, la Sicilia, anche se non ci è mai stato.
"Ma ci andrò presto" ci assicura, "appena il lavoro me lo permette". Quindi ci mostra con orgoglio le fotografie dei suoi nonni. "Prima di morire andrò a piangere sulle loro tombe. Promesso."
Quando gli chiediamo della situazione italiana si dice dispiaciuto per le condizioni difficili della nostra industria, incapace com'è di affrontare la piaga della contraffazione e della concorrenza proveniente dall'Est.
"Vede…", comincia, "coi cinesi ci abbiamo avuto a che fare pure noi. Brutta razza. E' vero. Spie nate sono quelli. E poi non si prendono niente. I russi c'hanno avuto il coraggio di mettere sulla strada i loro connazionali, pur di risparmiare. Pensi che regalano soldi al 120% d'interessi. Ma il marchio italiano deve volare alto. Noi facciamo le cose con stile. Noi quando facciamo un lavoro lo facciamo pulito. Mi capisce? Quelli sanno fare solo fracasso".
Quando gli chiediamo quale sia la ricetta per rilanciare l'industria nostrana, non ha dubbi:
"Dovete fare piazza pulita, come abbiamo fatto noi. Altrimenti questi non se ne vanno. Questa è gente da niente, che va tolta di mezzo. Merda della società, sono... capito ah?!".
Il Governo è avvisato.
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